DWave_Computer_quantico_Google

La SEO è morta! (1580ma puntata)

Ieri, 8 Dicembre 2015, un evento storico ha varcato i portoni dell’Esistenza Umana su questo Pianeta. Non mi sto riferendo al Giubileo ed all’apertura della Porta Santa ma alla messa in funzione di D-Wave: il computer quantico di Google finanziato da Google, la NASA e sponsor del calibro di Amazon.

Di cosa si tratta?

Come riferito da Rudy Bandiera nel suo articolo, si tratta di un computer che elabora in un secondo quanto un normale computer farebbe in 10.000 anni. Sì sì avete compreso bene: diecimila anni!

Intelligenza Artificiale? Beh, io credo che ci siamo!

Sto cercando articoli credibili sul fatto che la NASA sia sull’orlo del burrone nel perdere il controllo proprio della capacità di auto apprendimento dei nuovissimi processori che auto imparano. Si tratta un momento molto delicato per l’umanità, perché ci avviciniamo pericolosamente a ciò che si prospettava nei film quali Terminator e simili.

Ma torniamo a noi!

Cosa potrebbe significare in termini concreti un’evoluzione di calcolo di queste dimensioni?

A prescindere dalla realtà virtuale applicata ai giochi, io mi concentro sui risultati di ricerca che Google sarà in grado di offrirci nel momento in cui cercheremo determinati argomenti e contenuti.

Forse non sarà più necessario di inserire una semplice parola chiave o una long tail (frase) ma si potrebbe arrivare a risolvere la domanda con una vera e propria comunicazione con il motore di ricerca.

Google potrebbe utilizzare il suo D-Wave per trovare i risultati “one-to-one” e non più per parola chiave; per cui diventerebbe inutile pensare alla vecchia maniera SEO ma risulterebbe necessario e fondamentale codificare i contenuti in base al significato degli stessi (schema.org potrebbe essere solo l’embrione di partenza). Ho sempre sostenuto che la SEO tecnica comprende il 20% della strategia di indicizzazione e questa evoluzione ne è la conferma: bisogna lavorare per gli utenti e non per Google. 

Una velocità di calcolo così elevata è in grado di “vedere” tutto il Big Data disponibile: è in grado di associare, confrontare, interagire e mostrare i contenuti più utili ad ognuno di noi in modo assolutamente personale, arrivando a far diventare Google il nostro consulente di fiducia.

Inoltre: Android potrebbe fare un salto di qualità ancora inimmaginabile spazzando via letteralmente sistemi operativi del calibro di iOS.

Siamo davanti ad una evoluzione di grandezza astronomica? Probabilmente sì!

Il prossimo futuro (cioè oggi pomeriggio!) è pronto ad invadere la nostra esistenza. Ad ogni modo tenete bene a mente una cosa: Google ci vuole bene!

La SEO è morta? No! Si evolve… come l’Universo.

Come_fidelizzare_clientela

Come costruire una clientela fidelizzata

Ovvero: qual è il modo per farti amare dai clienti tutta la vita

Uno dei problemi più grandi da risolvere per un Web Marketer consiste nel trovare la soluzione, o il modo, per rendere i clienti più fidelizzati possibile verso un Brand e/o un’azienda.

Per fare questo si studiano campagne, si mettono in atto strategie editoriali per tenere l’attenzione sempre attiva, e si cercano prodotti sempre più innovativi.Tutto giusto!

A patto che tutto questo sia indirizzato verso un solo vero, unico, obiettivo: il cliente.

Spesso infatti, mi trovo a dover correggere la strategia aziendale di qualche azienda perché incentrata troppo su se stessa e non sul cliente finale. È il cliente che deve convincersi di acquistare il miglior prodotto nel momento in cui decide di fare “il passo”. Per ottenere la sua preferenza non è mostrando quanto siamo belli che convinceremo quest’ultimo ad acquistare ma ci riusciremo nel momento in cui arriveremo a catturare la sua attenzione coinvolgendolo in prima persona. L’azienda deve concentrarsi su questo e solo su questo: mettere al centro di tutto il cliente è una condizione che non può e non deve essere sottovalutata.

Il Cliente è tutto! È la vita stessa dell’azienda! Ce lo insegna Amazon, mica uno qualunque…

Un esempio di sicuro coinvolgimento è quello realizzato da Atomic: la famosa casa austriaca costruttrice di sci tra i più performanti al mondo.

Nel suo sito è possibile trovare una sezione ( https://goo.gl/gB6Sw2 ) in cui il cliente può personalizzare i propri sci, trovarne la giusta altezza, scegliere il tipo ed il modello in base alle proprie capacità tecniche, vederli in anteprima, correggerne la grafica e successivamente acquistarli. Il tutto a portata di clic senza doversi spostare dal proprio Device.

Un video molto curato ( https://goo.gl/vkc6Sq ) mostra la semplicità dell’operazione in modo tale che il cliente abbia da subito una percezione user friendly nel momento in cui decidesse di optare per la soluzione Atomic (e chi ne sa di questo sport non può che esserne attratto).

PS [il sottoscritto non ha nulla a che fare con Atomic Ski (alias: il mio contenuto non è una marchetta)] 🙂

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Grossi guai per la TV!

Millennium e generazione Z abbandoneranno la TV

Secondo un rapporto Nielsen svolto negli Stati Uniti per conto di Ad Age, la visione dei quattro grandi canali americani – ABC, CBS, Fox, NBC – ha avuto un notevole calo di audience nella fascia di utenti che va dai 19 ai 49 anni di età. Questo significa che gli spettatori più giovani sono sempre meno utenti televisivi e spendono il loro tempo libero su altri fronti.

Se poi indirizziamo la nostra attenzione sugli utenti molto più giovani, diciamo tra i 12 e i 17 anni, dal 2011 le ore spese davanti alla tv sono passate da una media di 25 ad un arco di 15 ore.

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La domanda viene spontanea: dove viene deviato tutto quel tempo?

Sembra che i pochi programmi preferiti vengano visti in un secondo momento attraverso la registrazione su hard disk o su servizi come Netflix ed AppleTv arrivando addirittura ad evitare completamente la tv per preferire video su applicazioni e telefoni, soprattutto YouTube, Facebook, SnapChat.

Cosa succederà qui in Italia?

La popolazione è molto più anziana di quella americana ma il potere di acquisto sta lentamente e inesorabilmente passando dalle mani dei “vecchi” a quelle delle nuove generazioni che non hanno la benché minima intenzione di sorbirsi un media obsoleto che vomita solo un sacco di cazzate e notizie troppo vecchie rispetto al “real time” dei nuovi media.

Content-is-slave

Content is slave!

Content is not the King – Content is slave!

Ne ho tratto le conclusioni leggendo ed osservando quello che succede in Rete, e la conferma di quanto sostengo l’ho ottenuta leggendo i contenuti sulle piattaforme di maggior successo in termini di divulgazione di contenuti: i Social Network.
I Social Network, infatti, hanno in comune un solo segreto, uno solo.

Qual è secondo voi il segreto del successo di tutti i social?

Provo a rispondere.
I social network sono stati l’evoluzione tecnologica che ha permesso di usufruire di tutta l’informazione disponibile e ci hanno riservato la possibilità di essere immediatamente aggiornati su qualsiasi cosa accada su questo meraviglioso pianeta e nell’Universo fino ad ora conosciuto.
Ognuno di loro è in pratica una piattaforma che sforna notizie e contenuti in tempo reale ed incessantemente.

Se guardiamo questo lato della medaglia, direi che è stata un’invenzione fantastica, quasi divina. Con i Social abbiamo la possibilità di sentirci tutti vicini e tutti uniti. Con i Social abbiamo il grande privilegio di essere informati su tutto, di sapere tutto di tutti: i Social sono la nostra finestra sul mondo e l’espansione della nostra conoscenza.

uhmmmmmm…..

Siamo sicuri che sia proprio così?
Siamo davvero sicuri che il fine ultimo e nobile sia proprio questo?
Analizziamolo insieme!

Da una mia personale ricerca svolta esclusivamente monitorando i miei Social potrei darvi i seguenti risultati:
– per un’informazione corretta ne escono dieci distorte e quasi altrettante completamente false.
– l’informazione che spesso interessa la maggior parte della gente è esclusivamente sensazionalistica.
– l’informazione condivisa è quasi sempre esclusivamente emotiva.
– l’informazione che viene condivisa rafforza l’opinione di chi la condivide.
– l’informazione pubblicata tende ad avvalorare più il mittente che il destinatario
– il contenuto più apprezzato risulta tale perché è utile alla propria esistenza (professionale o privata)

Vale per la maggior parte delle persone, mi sento di escludere parte dei professionisti che lavorano con la Rete e per la Rete.

Perché succede questo? Qual è lo scopo, il bene supremo, di tutto questo?
Ecco, esatto! Non c’è un bene supremo…

Ne ho dedotto che:
– i Social hanno dato la possibilità a tutti di essere degli attori nel grande teatro della Rete (che non è altro che lo specchio del mondo ma dove è molto più facile richiamare l’attenzione verso se stessi)
– sui Social ognuno è protagonista… a modo suo!
– sui Social pur di essere “famosi” anche per un solo giorno molti sono disposti a tutto;
– sui Social non si legge ma ci si emoziona (spesso ci si sofferma al titolo e non si affronta la notizia per pigrizia o mancanza di tempo) divulgando così notizie che a volte risultano essere delle immani cazzate.

In seguito a quanto sopra analizzato, a questo punto posso affermare che:
– I Social hanno successo perché rendono tutti degli attori sul palcoscenico virtuale
– I Social hanno successo perché mettono le persone in primo piano in misura proporzionale ai loro desideri

Se applico questi dati ai contenuti posso confermare che:
1) ogni post che pubblichiamo ha la capacità di stimolare l’ego di una o più persone che a loro volta si sentiranno dirette partecipi all’argomento, attivandosi di conseguenza.
2) in funzione di quanto sopra, la propria reputazione digitale aumenta o diminuisce a seconda del numero di persone colpite dal post che pubblichiamo.
3) l’influenza costruita nel tempo è direttamente proporzionale all’aumentare dei punti 1) e 2)

Concludendo,

quando pianificate una campagna di web marketing, dopo aver sviluppato e analizzato tutti gli studi di fattibilità, tutte le analisi dei concorrenti, ed aver eseguito una ricerca affinata di parole chiave, ricordatevi che il Re non è il contenuto, ma il Re è e rimane solo l’utente a cui il contenuto è rivolto. Il RE è il vostro potenziale cliente e l’utente di riferimento, non il contenuto.
Il contenuto è lo schiavo che dovrete acquisire ed inventare per compiacere il più alto numero di potenziali lettori e utilizzatori: i RE, appunto.

Compito vostro sarà quello di sviluppare e indirizzare i contenuti in modo che il Re ne gioisca e ne sia soddisfatto.
Se il Re si sentirà soddisfatto il vostro successo è garantito.

#sapevatelo

 

King_Actor_and_Slave

Pecore_e_marketing_laterale

Esempio di marketing laterale

Premessa:
Ciò che vorrei dirvi oggi non mi è particolarmente piacevole, anzi, direi che lo detesto con tutte le mie forze, ma la situazione necessita di un approfondimento.
Collego per cui la mia professione per mostrarvi come il marketing e la comunicazione serpeggi in ogni cosa che percepiamo e, soprattutto, come riescano a volte ad essere anestetizzati facendo passare così un messaggio che molti non colgono per natura e forma originali.
Chiudendo la premessa, parlando di marketing laterale vi associo un fatto accaduto qualche giorno fa e apparso sulla bacheca di tutti o quasi.

Vorrei quindi iniziare da qui:

Da sempre i professionisti del marketing studiano ed escogitano innumerevoli strategie e idee per fare in modo che il prodotto da lanciare sia il più possibile impattante ed adeguato sul target individuato.
Per fare questo inventano assieme a scienziati e filosofi branchie di marketing sempre più specializzate ed ogni volta ci ritroviamo a dover fare i conti con un nuovo termine markettaro fino a quel momento sconosciuto – ma la sostanza non cambia: l’obiettivo è il target e la vendita.

Tra quelli che personalmente adoro di più identifico il “marketing laterale

Cos’è il marketing laterale?
Il marketing laterale è un processo di lavoro che, applicato a prodotti o servizi esistenti ma diversi tra loro, genera prodotti o servizi nuovi e innovatori che propongono necessità, usi, situazioni, pubblico e obiettivi diversi. Per questo motivo è un processo che offre un’elevata probabilità di creare nuove categorie di mercato. (fonte: https://goo.gl/62kvp7)

Esempio di marketing laterale
Per fare un esempio concreto, una delle case history più citate nei libri di marketing laterale è il prodotto “Ovetto Kinder”: una delle invenzioni più indovinate nella storia del marketing laterale.

Come funziona il marketing laterale dell’ovetto Kinder?
In un periodo di forte concorrenza nel mercato del cioccolato si è trovato il modo di superare i competitor con un prodotto innovativo associando due prodotti del tutto differenti tra loro (cioccolato e gioco) per farli diventare un successo ed un prodotto innovativo sbaragliando la concorrenza.
Oggi, nonostante la stessa concorrenza sia arrivata come mosche sul miele nel nuovo oceano blu, il brand Kinder detiene il 70% del mercato mondiale nella vendita degli ovetti al cioccolato simili al suo.

In un interessante articolo sull’e-commerce Alessandro Sportelli cita le parole di Al Ries in un contesto di marketing in questo modo:

  • È meglio essere i primi nella mente, che primi sul mercato.
  • Il marketing non è una battaglia di prodotti, è una battaglia di percezioni.
  • Il concetto più potente nel marketing è possedere una parola nella mente del cliente potenziale.

Ed eccoci arrivati al punto

Il vero messaggio dei Casamonica

Nella trasmissione che è andata in onda qualche giorno fa, che non ho visto non possedendo più il televisore per scelta, si è scatenata in Rete, e non solo, una discussione sul perché si sia potuta approvare la presenza di questi personaggi sulla televisione pubblica.
Leggevo pareri ed opinioni differenti, gli stessi autori del programma hanno trovato motivo di spiegazione.

Il mio parere è opposto: hanno applicato il marketing laterale

I due prodotti diversi sono stati
– il pubblico televisivo
– la “famiglia”

Ed il nuovo prodotto è nato
– il messaggio allo Stato

Nonostante le proteste di parte dell’opinione pubblica e di alcuni dei politici l’obiettivo è stato raggiunto:
1) picco di ascolti
2) messaggio subliminale: “noi siamo i padroni e ve lo dimostriamo ancora una volta”

La gente ha seguito come pecore ciò che veniva mostrato loro senza tenere conto di che cosa avrebbe davvero voluto dire “seguire la trasmissione”.
L’unica cosa da fare, secondo me, era spegnere la tv o cambiare canale ed inviare una protesta alle sedi più appropriate. Invece no: tutti lì a guardare proprio come nel momento in cui succedono gli incidenti in autostrada e si formano lo code per i tanti coglioni curiosi che rallentano a vedere che cosa è successo provocando a volte tamponamenti anche in senso opposto all’incidente.

Se non capiremo che noi siamo la causa e la conseguenza di tutto ciò che accade, non usciremo mai dalle difficoltà quotidiane… figuriamoci per le altre!

 

…si parlava di marketing e pensiero laterale

Come-comunicare-senza-facebook

Come comunicare senza Facebook

A volte leggo delle cose su questo social (Facebook) di cui rimango allibito!

Premetto che qualche volta ci casco anch’io eh, mica sono esente da coglionaggine, ma imparo ogni giorno di più a VERIFICARE LE NOTIZIE prima di diffonderle.

Probabilmente facebook, essendo ormai un media con una moltitudine di iscritti, rispecchia il mondo sociale reale per quello che è… e facebook, costruendo il suo successo sull’ego personale, ha amplificato questo fenomeno: qui si può dire e fare tutto (non è vero) e ci si sente gratificati perché si ottengono condivisioni e like.

Purtroppo però, non tutto quello che si condivide è vero o reale: spesso gli avversari (o nemici) di qualche istituzione, associazione, ente, personaggio, si inventano di tutto e di più per cercare di affossare il proprio avversario/nemico; e se tu sei sulla stessa lunghezza d’onda di chi vuole ostentare il proprio disappunto verso qualcuno o qualcosa, ecco che ci caschi come un pero cotto e condividi un’emerita stronzata senza verificarne prima la veridicità. Per non parlare dell’artificiosa presentazione dei contenuti che vengono selezionati in funzione dei vostri “mi piace”, ed in base al mezzo con cui visualizzate gli stessi essi saranno presentati in maniera differente, il concetto è spiegato molto bene in questo articolo

Cosa comporta questo nel webmarketing?

Ne consegue che se ripeti a caso e condividi qualsiasi tipologia di spazzatura presente, le persone ti giudicheranno per quello che appari (e non per come sei realmente) con la seria possibilità di influire negativamente sulla tua reputazione e di conseguenza sull’importanza dei contenuti che proponi professionalmente.

Per questo motivo vedo facebook come una grande discarica, dalla quale è necessario uscire in qualche modo per far sì che le aziende e le persone che devono far conoscere il proprio prodotto/servizio ed i propri contenuti possano trovare un vantaggio nel piccolo o grande capitale che investono. È un impegno sempre più difficile ed è necessario trovare altre vie di fuga da questo ammasso ingarbugliato di contenuti facenti parte di una matassa impossibile da districare.

Una delle soluzioni te la fornisce proprio facebook, togliendo determinate notizie o fan e ripulendo pian piano la tua bacheca da contenuti inutili. Ciò che Riccardo Scandellari​ chiama nei suoi libri “persone tossiche” sono proprio il tipo di collegamenti che devi cercare di eliminare o per lo meno di limitare se fanno parte di una stretta di amici “veri” che hanno la propensione a riportare sempre notizie negative. La tua Reputazione digitale ed il tuo Net Branding ne gioveranno.

Vi faccio ora due domande:

Conoscete altri modi ed altre piattaforme con la stessa cassa di risonanza?

Vi prego di elencarmele.

Siete sicuri che Facebook sia la più grande cassa di risonanza verso il pubblico?

Ditemi perché.

Mi nasce di conseguenza un ulteriore pensiero:

quindi, la strada giusta per far conoscere un contenuto qual è?

Ve ne propongo una:  costruire una rete di piattaforme sociali sulle quali condividere i contenuti.

Fate prima un’analisi di quali social possono essere più utili al vostro caso, o a quello del vostro cliente, e poi costruite su quella tutta la comunicazione digitale precedentemente stilata in un piano editoriale. Il blog non è escluso da questa “rete”, ovviamente. –  Non esiste solo Facebook ma ci sono social che possono darvi risultati migliori se utilizzati nel modo corretto.

Io ne sono sempre più convinto e, pur non abbandonando il social più popolare in assoluto, sto diversificando molto la tipologia di condivisione con risultati in crescendo.

Sto facendo esperienza e non sono qui a calarvi la verità dal cielo, ma quello che vorrei offrirvi è in ogni caso una possibilità per non rimanere intrappolati in un oceano blu che sta diventando sempre più rosso.

Mi piacerebbe conoscere al vostra opinione…

YouTube-vs-Facebook-i-videomaker-preferiscono-YouTube

YouTube vs Facebook

Sembra che i creatori di video siano ancora a favore di YouTube rispetto a Facebook nonostante i passi da gigante che Facebook ha fatto negli ultimi periodi a vantaggio dei contenuti video stessi.

Lo si può leggere in questo rapporto del Wall Street Journal

Negli ultimi mesi Facebook vanta una visualizzazione media di 4 miliardi di video al giorno (ricordate ad ogni modo che Facebook calcola per “visto” un video solo per il fatto che si è lanciato il movie stesso e non per il tempo di visualizzazione).

Molti fornitori di contenuti hanno così deciso di pubblicare i loro video anche sulla piattaforma di “Zuck” ma la maggior parte dei video proviene da persone che hanno prelevato il contenuto dall’altro social: i creatori di contenuti, infatti, pubblicano 5 volte di più su You Tube rispetto al social blu.

Sono due le ragioni per cui chi realizza video preferisce YouTube:

1) Gli utenti di YouTube vanno sul Social di Google per guardare i video mentre il pubblico blu è prima di tutto un pubblico sociale che ama chiacchierare. Si stima che 1 miliardo di utenti vada su YouTube esclusivamente per il contenuto video e per questo il Social rimane una piattaforma con una base di pubblico affidabile. Un dato: il 68% dei caricatori di video intervistati che ha postato sia su Facebook che su YouTube nel mese di maggio hanno realizzato che il maggior numero di visualizzazioni sia stato raggiunto dal Social di Google.

2) YouTube permette ai creatori di monetizzare i loro contenuti. Il Gigante dello streaming permette infatti di mantenere il 55% delle entrate sviluppate dagli annunci generando così un profitto per chi pubblica. Facebook ovviamente ha annunciato che permetterà la stessa cosa, ma il suo progetto non è ancora stato ben definito e presentato. I creatori video, in questo modo, restano affezionati a YT aspettando l’evoluzione del sempre più potente social blu

In un recente video di Giorgio Taverniti (che vi consiglio di guardare) si dice anche che Twitter è in calo rispetto a Instagram. Vorrei spezzare una lancia a favore di Twitter:

Instagram è in ascesa grazie alla “generazione millennium” che utilizza quel social come istant messenger con contorno di immagini e video. Nulla di più secondo me.

È ancora troppo difficile per le aziende avere persone che si trovino nel posto giusto al momento giusto per scattare una foto e pubblicarla in diretta si Instagram. Meglio il magico Pinterest Business, ancora troppo poco utilizzato secondo la mia modestissima opinione.

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