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Parola Magica: Webmarketing

Il presente sembra rivivere la stessa bolla speculativa del lontano 2000, quando il web sembrava risolvere tutti i problemi e poteva far diventare tutti milionari. Oggi la parola magica non è più “web/e-commerce” ma…

 

WEB MARKETING

 

Mai come ora, infatti, la parola web marketing è sulla bocca di tutti i socialcosi e di tutte le aziende. Potrei perfino pensare che a breve l’hashtag #webmarketing comparirà nei TT di Twitter e ci rimarrà tanto quanto una canzone di successo nella hit parade.

Di conseguenza a questo brusio, i corsi di apprendimento stanno spuntando come funghi e come funghi compaiono anche gli specialisti di settore: oggi sono tutti web marketing specialist! …domani chissà…

 

Questa definizione è stata appiccicata anche a me qualche anno fa e non vi nascondo che ogni volta che la sento mi fa venire il prurito. Mi occupo di web marketing, è vero, e di conseguenza bisogna che mi appioppino un titolo; io sin da subito tengo a sottolineare sempre che sono stato “specialist” fino a ieri. Oggi torno nuovamente sotto esame come succede tutti i giorni da 10 anni a questa parte. Il web marketing è una scienza, e come tale deve essere studiata ogni giorno; è in continua evoluzione e non da meno deve essere sotto costante analisi. Ogni azienda, ogni tipo di comunicazione, ogni strategia è una situazione a sé e come tale va studiata, pianificata, resa concreta e va sempre misurata. Quindi io sono un web marketing researcher . 🙂

Non esiste un modulo e nemmeno una regola matematica per fare ed applicare web marketing ma esiste una ricerca approfondita rapportata agli obiettivi identificati, alle persone a cui vogliamo rivolgerci, con quali mezzi o strumenti vogliamo raggiungerli e con quale tattica vogliamo conquistarli.

 

Capite che definirsi “specialisti” è davvero una responsabilità molto importante da portare?

Implica una conoscenza che esula da quanto è stato imparato sino ad oggi nel marketing tradizionale, perché il campo di applicazione di questa scienza è il WEB, ed il web è una reazione chimica a catena: sappiamo quando è iniziata ma non sappiamo quando terminerà. Al momento possiamo solo controllare come si sta evolvendo. In questa reazione chimica sociale, entra in gioco il web marketing e la continua scoperta dei comportamenti delle persone all’interno del mondo digitale.

 

Alessandro Sportelli, forse il più autorevole personaggio nel mondo del web marketing italiano, a ragione ritiene che per poter fare in modo che una visita si concretizzi sul nostro sito sia necessario preventivamente mettere in campo una strategia. Se desideri qui trovi la sua ricetta per il webmarketing

 

La strategia è il modo più utile e funzionale per scoprire, raggiungere e seguire il cliente.

 

Tale strategia porterà ad identificare la nicchia dei nostri potenziali clienti, sarà in grado di accompagnare il visitatore del sito verso una conversione dapprima definita tiepida e via via sempre più calda, sino a trasformarla in cliente.

Tra “visita” e “cliente” c’è un passaggio evolutivo chiamato da Alessandro ConnectionFunnel® dentro al quale, prima di arrivare alla conversione, molteplici visitatori vengono persi per strada per svariati motivi; tali visitatori potrebbero successivamente ritrovare la strada verso l’acquisto grazie ad un processo di remarketing sviluppato attraverso l’analisi dei dati ottenuti semplicemente leggendo il traffico del sito in modo avanzato ed applicando la strategia precedentemente pianificata.  Se ti piacciono i numeri e le analisi qui trovi un corso per imparare a leggere Google Analytics in modo avanzato.

 

Fin qui, è già un bel casino, ed è solo l’inizio.

 

Immaginate ora che il lavoro sia stato fatto, che tutte le cosine siano a posto e che il vostro sito sia finalmente visibile in rete. Immaginate anche che il vostro sito abbia ottenuto una reazione: che ne so, un contatto.

 

COME GESTIRE I CONTATTI RICEVUTI

 

Un contatto è in pratica ciò che gli yankee chiamano “prospect”: un potenziale cliente. Nel ConnectionFunnel® di Alessandro equivale ad un passaggio dallo stato freddo allo stato “tiepido”, a volte può arrivare anche ad essere “caldo”.

Capite bene che, metaforicamente parlando, equivale per un pescatore vedere il galleggiante muoversi realizzando che il pesce sta abboccando. Non c’è momento più adrenalinico di questo per un pescatore, nemmeno la cattura.

Lo stesso dovrebbe essere per il proprietario di un sito: una mail di richiesta ricevuta vale quanto il galleggiante che si muove (anzi, di più!). Non si può sottovalutarla e non si può perderla d’occhio nemmeno per un solo istante. La maggior parte dei siti che funzionano (soprattutto americani) dalla ricezione della richiesta alla risposta lasciano passare massimo qualche minuto.

 

Eppure, ancora oggi in Italia, c’è chi alle mail non è in grado di rispondere, non le segue, e non è consapevole delle conseguenze che ne deriveranno da tale mancanza. Normalmente questi personaggi sono quelli che poi diranno: “Bah! Internet tanto non funziona”.

Non ci credete eh?

 

TESTIMONIANZE

Non più tardi di qualche giorno fa mi sono imbattuto in ben tre casi come quello citato sopra.

1) una ditta che vende guanciali e materassi

2) una grossa, ma grossa grossa, azienda che vende on line (no! non è Amazon)

3) un hotel a cui ho chiesto un pernottamento tramite il form del sito

 

Il Primo ad una richiesta di acquisto non ha risposto: sono già passati 5 giorni

Il Secondo ad una richiesta di assistenza dopo l’acquisto non ha risposto: sono già passati 4 giorni

Il Terzo ad una richiesta di disponibilità camere sul form evidenzia “messaggio di errore del form” e non ha mai risposto (ovviamente)

 

Conseguenze:

  • nel primo caso ho cambiato fornitore ed ho poi acquistato
  • nel secondo caso ho lasciato un giudizio negativo ovunque potessi
  • nel terzo caso ho cambiato hotel

 

Non è possibile essere in queste condizioni all’alba dell’incontro con Apophis perché, nel caso se ne accorgesse, questa si convince che non siamo degni, cambia leggermente traiettoria e punta dritto dritto su di noi.

Il cliente va acquisito e fidelizzato.  [Apporofondimenti: come costruire una clientela fidelizzata ]

 

Abbiamo il più potente, meraviglioso, incredibile rappresentante della nostra azienda e lo gestiamo come la più inutile spazzatura. Non lamentatevi se Internet non funziona perché non è vero: siete voi che non funzionate!

 

Cosa serve per fare web marketing?

– Innanzi tutto il cervello!

– Subito dopo serve analisi

– Quindi applicare una strategia

– Di conseguenza utilizzare una tattica

 

Tutto il resto lo trovate in Rete, con decine e decine di piattaforme, strumenti, e addirittura contenuti (testi e immagini)

 

Non di te che Internet non funziona: vi hanno servito il mercato mondiale su un piatto d’argento!

Cosa volete di più?

Come_fidelizzare_clientela

Come costruire una clientela fidelizzata

Ovvero: qual è il modo per farti amare dai clienti tutta la vita

Uno dei problemi più grandi da risolvere per un Web Marketer consiste nel trovare la soluzione, o il modo, per rendere i clienti più fidelizzati possibile verso un Brand e/o un’azienda.

Per fare questo si studiano campagne, si mettono in atto strategie editoriali per tenere l’attenzione sempre attiva, e si cercano prodotti sempre più innovativi.Tutto giusto!

A patto che tutto questo sia indirizzato verso un solo vero, unico, obiettivo: il cliente.

Spesso infatti, mi trovo a dover correggere la strategia aziendale di qualche azienda perché incentrata troppo su se stessa e non sul cliente finale. È il cliente che deve convincersi di acquistare il miglior prodotto nel momento in cui decide di fare “il passo”. Per ottenere la sua preferenza non è mostrando quanto siamo belli che convinceremo quest’ultimo ad acquistare ma ci riusciremo nel momento in cui arriveremo a catturare la sua attenzione coinvolgendolo in prima persona. L’azienda deve concentrarsi su questo e solo su questo: mettere al centro di tutto il cliente è una condizione che non può e non deve essere sottovalutata.

Il Cliente è tutto! È la vita stessa dell’azienda! Ce lo insegna Amazon, mica uno qualunque…

Un esempio di sicuro coinvolgimento è quello realizzato da Atomic: la famosa casa austriaca costruttrice di sci tra i più performanti al mondo.

Nel suo sito è possibile trovare una sezione ( https://goo.gl/gB6Sw2 ) in cui il cliente può personalizzare i propri sci, trovarne la giusta altezza, scegliere il tipo ed il modello in base alle proprie capacità tecniche, vederli in anteprima, correggerne la grafica e successivamente acquistarli. Il tutto a portata di clic senza doversi spostare dal proprio Device.

Un video molto curato ( https://goo.gl/vkc6Sq ) mostra la semplicità dell’operazione in modo tale che il cliente abbia da subito una percezione user friendly nel momento in cui decidesse di optare per la soluzione Atomic (e chi ne sa di questo sport non può che esserne attratto).

PS [il sottoscritto non ha nulla a che fare con Atomic Ski (alias: il mio contenuto non è una marchetta)] 🙂

Content-is-slave

Content is slave!

Content is not the King – Content is slave!

Ne ho tratto le conclusioni leggendo ed osservando quello che succede in Rete, e la conferma di quanto sostengo l’ho ottenuta leggendo i contenuti sulle piattaforme di maggior successo in termini di divulgazione di contenuti: i Social Network.
I Social Network, infatti, hanno in comune un solo segreto, uno solo.

Qual è secondo voi il segreto del successo di tutti i social?

Provo a rispondere.
I social network sono stati l’evoluzione tecnologica che ha permesso di usufruire di tutta l’informazione disponibile e ci hanno riservato la possibilità di essere immediatamente aggiornati su qualsiasi cosa accada su questo meraviglioso pianeta e nell’Universo fino ad ora conosciuto.
Ognuno di loro è in pratica una piattaforma che sforna notizie e contenuti in tempo reale ed incessantemente.

Se guardiamo questo lato della medaglia, direi che è stata un’invenzione fantastica, quasi divina. Con i Social abbiamo la possibilità di sentirci tutti vicini e tutti uniti. Con i Social abbiamo il grande privilegio di essere informati su tutto, di sapere tutto di tutti: i Social sono la nostra finestra sul mondo e l’espansione della nostra conoscenza.

uhmmmmmm…..

Siamo sicuri che sia proprio così?
Siamo davvero sicuri che il fine ultimo e nobile sia proprio questo?
Analizziamolo insieme!

Da una mia personale ricerca svolta esclusivamente monitorando i miei Social potrei darvi i seguenti risultati:
– per un’informazione corretta ne escono dieci distorte e quasi altrettante completamente false.
– l’informazione che spesso interessa la maggior parte della gente è esclusivamente sensazionalistica.
– l’informazione condivisa è quasi sempre esclusivamente emotiva.
– l’informazione che viene condivisa rafforza l’opinione di chi la condivide.
– l’informazione pubblicata tende ad avvalorare più il mittente che il destinatario
– il contenuto più apprezzato risulta tale perché è utile alla propria esistenza (professionale o privata)

Vale per la maggior parte delle persone, mi sento di escludere parte dei professionisti che lavorano con la Rete e per la Rete.

Perché succede questo? Qual è lo scopo, il bene supremo, di tutto questo?
Ecco, esatto! Non c’è un bene supremo…

Ne ho dedotto che:
– i Social hanno dato la possibilità a tutti di essere degli attori nel grande teatro della Rete (che non è altro che lo specchio del mondo ma dove è molto più facile richiamare l’attenzione verso se stessi)
– sui Social ognuno è protagonista… a modo suo!
– sui Social pur di essere “famosi” anche per un solo giorno molti sono disposti a tutto;
– sui Social non si legge ma ci si emoziona (spesso ci si sofferma al titolo e non si affronta la notizia per pigrizia o mancanza di tempo) divulgando così notizie che a volte risultano essere delle immani cazzate.

In seguito a quanto sopra analizzato, a questo punto posso affermare che:
– I Social hanno successo perché rendono tutti degli attori sul palcoscenico virtuale
– I Social hanno successo perché mettono le persone in primo piano in misura proporzionale ai loro desideri

Se applico questi dati ai contenuti posso confermare che:
1) ogni post che pubblichiamo ha la capacità di stimolare l’ego di una o più persone che a loro volta si sentiranno dirette partecipi all’argomento, attivandosi di conseguenza.
2) in funzione di quanto sopra, la propria reputazione digitale aumenta o diminuisce a seconda del numero di persone colpite dal post che pubblichiamo.
3) l’influenza costruita nel tempo è direttamente proporzionale all’aumentare dei punti 1) e 2)

Concludendo,

quando pianificate una campagna di web marketing, dopo aver sviluppato e analizzato tutti gli studi di fattibilità, tutte le analisi dei concorrenti, ed aver eseguito una ricerca affinata di parole chiave, ricordatevi che il Re non è il contenuto, ma il Re è e rimane solo l’utente a cui il contenuto è rivolto. Il RE è il vostro potenziale cliente e l’utente di riferimento, non il contenuto.
Il contenuto è lo schiavo che dovrete acquisire ed inventare per compiacere il più alto numero di potenziali lettori e utilizzatori: i RE, appunto.

Compito vostro sarà quello di sviluppare e indirizzare i contenuti in modo che il Re ne gioisca e ne sia soddisfatto.
Se il Re si sentirà soddisfatto il vostro successo è garantito.

#sapevatelo

 

King_Actor_and_Slave

Come avere successo nell'e-commerce ?

Ti svelo i segreti dell’ecommerce di successo

Anche se un e-commerce può apparire come un prolungamento del tuo business attuale, in realtà si tratta di un nuovo modo di vendere, completamente diverso da quanto stai facendo nel modo e nel mondo tradizionale e, soprattutto, non puoi lasciarlo in mano ad uno stagista o un operatore alle prime armi.

Ciò che vuoi tentare di fare con un e-commerce ha poco a che vedere con il tuo negozio situato nella tua città: con il tuo e-commerce stai cercando di essere visibile potenzialmente a milioni di persone sparse in tutto il mondo e con mentalità e culture tutte diverse.

Ora prima di immergerci nella parte più divertente (le idee, l’innovazione, la creatività) dobbiamo pensare alla parte strutturale. Se vuoi che il tuo e-commerce sia uno spazio di successo e che duri nel tempo (la maggior parte degli e-commerce muore nel giro di tre anni) avrà bisogno di fondamenta solide e di una strategia marketing appropriata. E’ necessario che il tuo e-commerce sia visto soprattutto dal pubblico interessato al tuo prodotto/servizio, il che non significa centinaia di migliaia di persone ma le persone giuste!

Un negozio on line deve avere una strategia marketing di alta qualità, affiancata ad una struttura SEO, con report su analisi del mercato, analisi del target di nicchia e della domanda latente (consiglio il libro SEO POWER di Giorgio Taverniti) – L’ottimizzazione del sito è fondamentale per non ritrovarti ad essere una goccia nell’oceano dove altre miliardi di gocce come te vogliono vendere, esattamente come te. La strategia marketing, poi, è un ulteriore step nelle azioni  da applicare: spesso una buona strategia può valere quanto un buon codice SEO (anche se per “SEO”, personalmente, intendo entrambe le cose).

Assicurati di rispettare le Leggi in vigore in tema di commercio elettronico: per fare questo ti consiglio di iscriverti ad un’associazione come AICEL (Associazione Italiana Commercio Elettronico) e di seguire la modalità per ottenere il logo SonoSicuro.

Dopo quanto hai letto sopra, pensi che uno stagista possa fare le veci di un buon web marketing manager? (se sì, esci immediatamente di qui!!)

Una volta definite queste regole basilari, passiamo ai contenuti. Le foto dei prodotti e la grafica sono fondamentali; nessuno vuole acquistare senza vedere ed è necessario che l’utente sia emotivamente conquistato da quanto proponi: il famoso “effetto WOW!”. Lo stile, la funzionalità e la navigabilità devono essere curati al massimo.

Scegli con cura le immagini veicolanti, esegui foto dei prodotti in modo accurato con le luci giuste, metti in evidenza il valore aggiunto del tuo prodotto: l’utente si troverà da solo nel tuo negozio e l’unica “commessa” disponibile è la tua grafica, i contenuti e l’usabilità. Con le foto ed i video puoi creare coinvolgimento e link inglobati per catturare subito i clienti.

Non dimenticare: se avrai fatto un buon lavoro, fallo condividere!

Sì, ho detto “condividi” e non “vendi!”

E’ ovvio che le vendite on line sono il tuo obiettivo finale, ma la condivisione è il segreto dell’e-commerce!

Devi motivare la condivisione e devi far condividere i tuoi contenuti e i tuoi prodotti: non hai imparato niente dal più grande e-commerce del mondo?

La condivisione è importante perché aumenta il traffico mirato e di conseguenza la potenziale vendita: lo sai che un acquirente proveniente da un collegamento Social spende di media 8,2% in più rispetto a chi arriva da un motore di ricerca? Hai mai fatto una ricerca su quanto i Social influiscono sulle vendite? Non ti sembra una cosa interessante?

Quindi: come si fa ad aumentare la potenzialità del tuo e-commerce?

Oltre al bellissimo contenuto che stai creando devi incoraggiare la condivisione dei contenuti su ogni pagina, ed il modo migliore per poter fare questo è incentivare i visitatori. AdShoppers e Woobox sono applicazioni che ti permettono di fare proprio questo: offri ad esempio uno sconto per ogni condivisione, oppure un cadeau. E’ un’immensa opportunità per te ed una ghiotta occasione per il tuo potenziale cliente.

Ora che abbiamo realizzato la struttura, i contenuti, ed abbiamo trovato il miglior modo per far condividere la tua pagina, occupiamoci della parte più divertente. Mi riferisco ad idee nuove ed eccitanti: parla della tua città, inserisci dei video, e promuovi dal vivo i tuoi prodotti. Hai già visto Periscope e Meerkat? Hai già sentito parlare Cinzia Di Martino quando riferisce della prossima mossa di Google ed alla piattaforma già funzionante negli States riguardo la promozione local del brand?

Ed ancora:

Utilizza SnapChat per sviluppare azioni temporanee, eccitanti de uniche che poi si autodistruggeranno! Non è fiko??!!

Sai che con Snapcash puoi effettuare un pagamento via chat?

E che ne dici di dare il tuo profilo Social per un giorno ad un Top Spender mentre utilizza il tuo prodotto? Hai una vaga idea di quanto sia virilizzante una cosa del genere?

Sei d’accordo con me che anche solo le ultime cinque righe di questo articolo potrei farle pagare come consulenza di webmarketing e non sarebbero MAI state pianificate da uno stagista o da un “junior”?

Twitter lo fa meglio!

Twitter sembra avere un grande vantaggio rispetto a Google e Facebook in termini di ROI per gli inserzionisti. E’ forse per questo motivo che gli investimenti sono maggiori?

A novembre Twitter aveva appena 60.000 inserzionisti: una quisquilia rispetto a Google con 4 milioni di advertiser e di Facebook che ne vanta circa 2 milioni.

Il mercato di Twitter sta crescendo ma non è ancora ai livelli dei due concorrenti essendo arrivato “ultimo” in questo grande oceano. Questo fatto, però, non incide molto sul successo che sta riscontrando Twitter a favore delle proprie campagne sponsorizzate rivolte ai propri inserzionisti. L’uccellino si sta muovendo molto bene e sta spingendo in mondo incisivo la sua presenza come alternativa pubblicitaria, grazie anche a molti webinar che sta organizzando per farsi conoscere.

Io stesso ho già assistito ad un paio di webinar in cui vengono spiegati molto bene alcuni passaggi su come costruire tutti gli aspetti delle campagne sul social azzurro. Webinar che catturano l’interesse di parecchi utenti dediti al webmarketing e di aziende che cercano spazi alternativi per diffondere il loro messaggio (anche perché quest’ultime fanno molta fatica a capire il meccanismo legato al mondo Social Network e rimangono ancorate su vecchi schemi del “pushing” tipico dei mass media).

A Twitter va riconosciuto un grande vantaggio: mantiene un ROI molto più altro rispetto ai giganti della pubblicità. Il suo rendimento infatti supera di gran lunga quello dei due colossi a parità di investimento.

Sulla base dei dati di Macqurie il fatturato medio di Twitter per inserzionista relativo allo scorso anno era pari a 21mila dollari, circa tre volte superiore a quello di Facebook (7mila) e più alto anche rispetto a Google (16mila). Sempre secondo Macqurie Twitter risulta essere così efficace perché si concentra sugli investimenti delle grandi aziende, in controtendenza rispetto agli altri che spaziano su opportunità anche per le piccole imprese.

investimento pubblicitario medio su Google, Facebook, Twitter

Foto di Business Insider

Non so se lo avete notato ma le campagne di Twitter, infatti, hanno dei prezzi di entrata molto alti e sono sicuro che distraggono molti degli investimenti di chi può permettersi solo cifre contenute. Di contro, se il ROI è maggiore, sarebbe forse il caso di fare un’analisi di quanto possa essere utile spostare dei capitali di investimento su questa piattaforma.

Personalmente non ho fatto grandi esperimenti sulle campagne Twitter ma sono propenso a provare più in profondità l’effettiva risposta e nel prossimo periodo mi prometto che lo farò.

Al momento ho ricevuto i ringraziamenti di Zacky e di Larry. Cercherò di conquistarmi anche quelli di Dick 🙂

[fonte dati: Business Insider]

Sai raccontare la tua storia?

Sai raccontare la tua storia?

Ognuno di noi ha una storia da raccontare ma non tutti hanno il tempo di leggerla: giusto?

Per questo motivo le Marche e le aziende dovranno diventare sempre più abili a trasformare la loro storia in piccoli racconti, da 140 caratteri o da 15 secondi di spot, o da un post, o un aggiornamento.

Ma il racconto breve potrebbe non esaudire la richiesta di risposta che l’utente si aspetta, così sarà necessario saper distinguere come , quando e quanto comunicare; se anche questa sfaccettatura non viene recepita, utilizzando solo quel tipo di format concentrato, la potenzialità del messaggio (e la vendita del proprio Brand) potrebbe avere vita dura e breve.

Per poter padroneggiare la forma di narrazione, è necessario conoscere molto bene la storia del brand, conoscendone la sua lunga storia il meglio possibile. Non è possibile, infatti, modificare ciò che non si conosce o non si ha.

Sarà inoltre necessario saper analizzare sia la durata che la pertinenza del luogo di diffusione con la massima precisione; la capacità di distillare e diffondere l’interesse mescolando forme di comunicazione brevi ad alcune più lunghe con forme di espressione più ricche. Questo probabilmente farà la differenza tra chi saprà volare e chi, senza speranza, dovrà rimanere a guardare.

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