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Parola Magica: Webmarketing

Il presente sembra rivivere la stessa bolla speculativa del lontano 2000, quando il web sembrava risolvere tutti i problemi e poteva far diventare tutti milionari. Oggi la parola magica non è più “web/e-commerce” ma…

 

WEB MARKETING

 

Mai come ora, infatti, la parola web marketing è sulla bocca di tutti i socialcosi e di tutte le aziende. Potrei perfino pensare che a breve l’hashtag #webmarketing comparirà nei TT di Twitter e ci rimarrà tanto quanto una canzone di successo nella hit parade.

Di conseguenza a questo brusio, i corsi di apprendimento stanno spuntando come funghi e come funghi compaiono anche gli specialisti di settore: oggi sono tutti web marketing specialist! …domani chissà…

 

Questa definizione è stata appiccicata anche a me qualche anno fa e non vi nascondo che ogni volta che la sento mi fa venire il prurito. Mi occupo di web marketing, è vero, e di conseguenza bisogna che mi appioppino un titolo; io sin da subito tengo a sottolineare sempre che sono stato “specialist” fino a ieri. Oggi torno nuovamente sotto esame come succede tutti i giorni da 10 anni a questa parte. Il web marketing è una scienza, e come tale deve essere studiata ogni giorno; è in continua evoluzione e non da meno deve essere sotto costante analisi. Ogni azienda, ogni tipo di comunicazione, ogni strategia è una situazione a sé e come tale va studiata, pianificata, resa concreta e va sempre misurata. Quindi io sono un web marketing researcher . 🙂

Non esiste un modulo e nemmeno una regola matematica per fare ed applicare web marketing ma esiste una ricerca approfondita rapportata agli obiettivi identificati, alle persone a cui vogliamo rivolgerci, con quali mezzi o strumenti vogliamo raggiungerli e con quale tattica vogliamo conquistarli.

 

Capite che definirsi “specialisti” è davvero una responsabilità molto importante da portare?

Implica una conoscenza che esula da quanto è stato imparato sino ad oggi nel marketing tradizionale, perché il campo di applicazione di questa scienza è il WEB, ed il web è una reazione chimica a catena: sappiamo quando è iniziata ma non sappiamo quando terminerà. Al momento possiamo solo controllare come si sta evolvendo. In questa reazione chimica sociale, entra in gioco il web marketing e la continua scoperta dei comportamenti delle persone all’interno del mondo digitale.

 

Alessandro Sportelli, forse il più autorevole personaggio nel mondo del web marketing italiano, a ragione ritiene che per poter fare in modo che una visita si concretizzi sul nostro sito sia necessario preventivamente mettere in campo una strategia. Se desideri qui trovi la sua ricetta per il webmarketing

 

La strategia è il modo più utile e funzionale per scoprire, raggiungere e seguire il cliente.

 

Tale strategia porterà ad identificare la nicchia dei nostri potenziali clienti, sarà in grado di accompagnare il visitatore del sito verso una conversione dapprima definita tiepida e via via sempre più calda, sino a trasformarla in cliente.

Tra “visita” e “cliente” c’è un passaggio evolutivo chiamato da Alessandro ConnectionFunnel® dentro al quale, prima di arrivare alla conversione, molteplici visitatori vengono persi per strada per svariati motivi; tali visitatori potrebbero successivamente ritrovare la strada verso l’acquisto grazie ad un processo di remarketing sviluppato attraverso l’analisi dei dati ottenuti semplicemente leggendo il traffico del sito in modo avanzato ed applicando la strategia precedentemente pianificata.  Se ti piacciono i numeri e le analisi qui trovi un corso per imparare a leggere Google Analytics in modo avanzato.

 

Fin qui, è già un bel casino, ed è solo l’inizio.

 

Immaginate ora che il lavoro sia stato fatto, che tutte le cosine siano a posto e che il vostro sito sia finalmente visibile in rete. Immaginate anche che il vostro sito abbia ottenuto una reazione: che ne so, un contatto.

 

COME GESTIRE I CONTATTI RICEVUTI

 

Un contatto è in pratica ciò che gli yankee chiamano “prospect”: un potenziale cliente. Nel ConnectionFunnel® di Alessandro equivale ad un passaggio dallo stato freddo allo stato “tiepido”, a volte può arrivare anche ad essere “caldo”.

Capite bene che, metaforicamente parlando, equivale per un pescatore vedere il galleggiante muoversi realizzando che il pesce sta abboccando. Non c’è momento più adrenalinico di questo per un pescatore, nemmeno la cattura.

Lo stesso dovrebbe essere per il proprietario di un sito: una mail di richiesta ricevuta vale quanto il galleggiante che si muove (anzi, di più!). Non si può sottovalutarla e non si può perderla d’occhio nemmeno per un solo istante. La maggior parte dei siti che funzionano (soprattutto americani) dalla ricezione della richiesta alla risposta lasciano passare massimo qualche minuto.

 

Eppure, ancora oggi in Italia, c’è chi alle mail non è in grado di rispondere, non le segue, e non è consapevole delle conseguenze che ne deriveranno da tale mancanza. Normalmente questi personaggi sono quelli che poi diranno: “Bah! Internet tanto non funziona”.

Non ci credete eh?

 

TESTIMONIANZE

Non più tardi di qualche giorno fa mi sono imbattuto in ben tre casi come quello citato sopra.

1) una ditta che vende guanciali e materassi

2) una grossa, ma grossa grossa, azienda che vende on line (no! non è Amazon)

3) un hotel a cui ho chiesto un pernottamento tramite il form del sito

 

Il Primo ad una richiesta di acquisto non ha risposto: sono già passati 5 giorni

Il Secondo ad una richiesta di assistenza dopo l’acquisto non ha risposto: sono già passati 4 giorni

Il Terzo ad una richiesta di disponibilità camere sul form evidenzia “messaggio di errore del form” e non ha mai risposto (ovviamente)

 

Conseguenze:

  • nel primo caso ho cambiato fornitore ed ho poi acquistato
  • nel secondo caso ho lasciato un giudizio negativo ovunque potessi
  • nel terzo caso ho cambiato hotel

 

Non è possibile essere in queste condizioni all’alba dell’incontro con Apophis perché, nel caso se ne accorgesse, questa si convince che non siamo degni, cambia leggermente traiettoria e punta dritto dritto su di noi.

Il cliente va acquisito e fidelizzato.  [Apporofondimenti: come costruire una clientela fidelizzata ]

 

Abbiamo il più potente, meraviglioso, incredibile rappresentante della nostra azienda e lo gestiamo come la più inutile spazzatura. Non lamentatevi se Internet non funziona perché non è vero: siete voi che non funzionate!

 

Cosa serve per fare web marketing?

– Innanzi tutto il cervello!

– Subito dopo serve analisi

– Quindi applicare una strategia

– Di conseguenza utilizzare una tattica

 

Tutto il resto lo trovate in Rete, con decine e decine di piattaforme, strumenti, e addirittura contenuti (testi e immagini)

 

Non di te che Internet non funziona: vi hanno servito il mercato mondiale su un piatto d’argento!

Cosa volete di più?

Come_fidelizzare_clientela

Come costruire una clientela fidelizzata

Ovvero: qual è il modo per farti amare dai clienti tutta la vita

Uno dei problemi più grandi da risolvere per un Web Marketer consiste nel trovare la soluzione, o il modo, per rendere i clienti più fidelizzati possibile verso un Brand e/o un’azienda.

Per fare questo si studiano campagne, si mettono in atto strategie editoriali per tenere l’attenzione sempre attiva, e si cercano prodotti sempre più innovativi.Tutto giusto!

A patto che tutto questo sia indirizzato verso un solo vero, unico, obiettivo: il cliente.

Spesso infatti, mi trovo a dover correggere la strategia aziendale di qualche azienda perché incentrata troppo su se stessa e non sul cliente finale. È il cliente che deve convincersi di acquistare il miglior prodotto nel momento in cui decide di fare “il passo”. Per ottenere la sua preferenza non è mostrando quanto siamo belli che convinceremo quest’ultimo ad acquistare ma ci riusciremo nel momento in cui arriveremo a catturare la sua attenzione coinvolgendolo in prima persona. L’azienda deve concentrarsi su questo e solo su questo: mettere al centro di tutto il cliente è una condizione che non può e non deve essere sottovalutata.

Il Cliente è tutto! È la vita stessa dell’azienda! Ce lo insegna Amazon, mica uno qualunque…

Un esempio di sicuro coinvolgimento è quello realizzato da Atomic: la famosa casa austriaca costruttrice di sci tra i più performanti al mondo.

Nel suo sito è possibile trovare una sezione ( https://goo.gl/gB6Sw2 ) in cui il cliente può personalizzare i propri sci, trovarne la giusta altezza, scegliere il tipo ed il modello in base alle proprie capacità tecniche, vederli in anteprima, correggerne la grafica e successivamente acquistarli. Il tutto a portata di clic senza doversi spostare dal proprio Device.

Un video molto curato ( https://goo.gl/vkc6Sq ) mostra la semplicità dell’operazione in modo tale che il cliente abbia da subito una percezione user friendly nel momento in cui decidesse di optare per la soluzione Atomic (e chi ne sa di questo sport non può che esserne attratto).

PS [il sottoscritto non ha nulla a che fare con Atomic Ski (alias: il mio contenuto non è una marchetta)] 🙂

Content-is-slave

Content is slave!

Content is not the King – Content is slave!

Ne ho tratto le conclusioni leggendo ed osservando quello che succede in Rete, e la conferma di quanto sostengo l’ho ottenuta leggendo i contenuti sulle piattaforme di maggior successo in termini di divulgazione di contenuti: i Social Network.
I Social Network, infatti, hanno in comune un solo segreto, uno solo.

Qual è secondo voi il segreto del successo di tutti i social?

Provo a rispondere.
I social network sono stati l’evoluzione tecnologica che ha permesso di usufruire di tutta l’informazione disponibile e ci hanno riservato la possibilità di essere immediatamente aggiornati su qualsiasi cosa accada su questo meraviglioso pianeta e nell’Universo fino ad ora conosciuto.
Ognuno di loro è in pratica una piattaforma che sforna notizie e contenuti in tempo reale ed incessantemente.

Se guardiamo questo lato della medaglia, direi che è stata un’invenzione fantastica, quasi divina. Con i Social abbiamo la possibilità di sentirci tutti vicini e tutti uniti. Con i Social abbiamo il grande privilegio di essere informati su tutto, di sapere tutto di tutti: i Social sono la nostra finestra sul mondo e l’espansione della nostra conoscenza.

uhmmmmmm…..

Siamo sicuri che sia proprio così?
Siamo davvero sicuri che il fine ultimo e nobile sia proprio questo?
Analizziamolo insieme!

Da una mia personale ricerca svolta esclusivamente monitorando i miei Social potrei darvi i seguenti risultati:
– per un’informazione corretta ne escono dieci distorte e quasi altrettante completamente false.
– l’informazione che spesso interessa la maggior parte della gente è esclusivamente sensazionalistica.
– l’informazione condivisa è quasi sempre esclusivamente emotiva.
– l’informazione che viene condivisa rafforza l’opinione di chi la condivide.
– l’informazione pubblicata tende ad avvalorare più il mittente che il destinatario
– il contenuto più apprezzato risulta tale perché è utile alla propria esistenza (professionale o privata)

Vale per la maggior parte delle persone, mi sento di escludere parte dei professionisti che lavorano con la Rete e per la Rete.

Perché succede questo? Qual è lo scopo, il bene supremo, di tutto questo?
Ecco, esatto! Non c’è un bene supremo…

Ne ho dedotto che:
– i Social hanno dato la possibilità a tutti di essere degli attori nel grande teatro della Rete (che non è altro che lo specchio del mondo ma dove è molto più facile richiamare l’attenzione verso se stessi)
– sui Social ognuno è protagonista… a modo suo!
– sui Social pur di essere “famosi” anche per un solo giorno molti sono disposti a tutto;
– sui Social non si legge ma ci si emoziona (spesso ci si sofferma al titolo e non si affronta la notizia per pigrizia o mancanza di tempo) divulgando così notizie che a volte risultano essere delle immani cazzate.

In seguito a quanto sopra analizzato, a questo punto posso affermare che:
– I Social hanno successo perché rendono tutti degli attori sul palcoscenico virtuale
– I Social hanno successo perché mettono le persone in primo piano in misura proporzionale ai loro desideri

Se applico questi dati ai contenuti posso confermare che:
1) ogni post che pubblichiamo ha la capacità di stimolare l’ego di una o più persone che a loro volta si sentiranno dirette partecipi all’argomento, attivandosi di conseguenza.
2) in funzione di quanto sopra, la propria reputazione digitale aumenta o diminuisce a seconda del numero di persone colpite dal post che pubblichiamo.
3) l’influenza costruita nel tempo è direttamente proporzionale all’aumentare dei punti 1) e 2)

Concludendo,

quando pianificate una campagna di web marketing, dopo aver sviluppato e analizzato tutti gli studi di fattibilità, tutte le analisi dei concorrenti, ed aver eseguito una ricerca affinata di parole chiave, ricordatevi che il Re non è il contenuto, ma il Re è e rimane solo l’utente a cui il contenuto è rivolto. Il RE è il vostro potenziale cliente e l’utente di riferimento, non il contenuto.
Il contenuto è lo schiavo che dovrete acquisire ed inventare per compiacere il più alto numero di potenziali lettori e utilizzatori: i RE, appunto.

Compito vostro sarà quello di sviluppare e indirizzare i contenuti in modo che il Re ne gioisca e ne sia soddisfatto.
Se il Re si sentirà soddisfatto il vostro successo è garantito.

#sapevatelo

 

King_Actor_and_Slave

Come avere successo nell'e-commerce ?

Ti svelo i segreti dell’ecommerce di successo

Anche se un e-commerce può apparire come un prolungamento del tuo business attuale, in realtà si tratta di un nuovo modo di vendere, completamente diverso da quanto stai facendo nel modo e nel mondo tradizionale e, soprattutto, non puoi lasciarlo in mano ad uno stagista o un operatore alle prime armi.

Ciò che vuoi tentare di fare con un e-commerce ha poco a che vedere con il tuo negozio situato nella tua città: con il tuo e-commerce stai cercando di essere visibile potenzialmente a milioni di persone sparse in tutto il mondo e con mentalità e culture tutte diverse.

Ora prima di immergerci nella parte più divertente (le idee, l’innovazione, la creatività) dobbiamo pensare alla parte strutturale. Se vuoi che il tuo e-commerce sia uno spazio di successo e che duri nel tempo (la maggior parte degli e-commerce muore nel giro di tre anni) avrà bisogno di fondamenta solide e di una strategia marketing appropriata. E’ necessario che il tuo e-commerce sia visto soprattutto dal pubblico interessato al tuo prodotto/servizio, il che non significa centinaia di migliaia di persone ma le persone giuste!

Un negozio on line deve avere una strategia marketing di alta qualità, affiancata ad una struttura SEO, con report su analisi del mercato, analisi del target di nicchia e della domanda latente (consiglio il libro SEO POWER di Giorgio Taverniti) – L’ottimizzazione del sito è fondamentale per non ritrovarti ad essere una goccia nell’oceano dove altre miliardi di gocce come te vogliono vendere, esattamente come te. La strategia marketing, poi, è un ulteriore step nelle azioni  da applicare: spesso una buona strategia può valere quanto un buon codice SEO (anche se per “SEO”, personalmente, intendo entrambe le cose).

Assicurati di rispettare le Leggi in vigore in tema di commercio elettronico: per fare questo ti consiglio di iscriverti ad un’associazione come AICEL (Associazione Italiana Commercio Elettronico) e di seguire la modalità per ottenere il logo SonoSicuro.

Dopo quanto hai letto sopra, pensi che uno stagista possa fare le veci di un buon web marketing manager? (se sì, esci immediatamente di qui!!)

Una volta definite queste regole basilari, passiamo ai contenuti. Le foto dei prodotti e la grafica sono fondamentali; nessuno vuole acquistare senza vedere ed è necessario che l’utente sia emotivamente conquistato da quanto proponi: il famoso “effetto WOW!”. Lo stile, la funzionalità e la navigabilità devono essere curati al massimo.

Scegli con cura le immagini veicolanti, esegui foto dei prodotti in modo accurato con le luci giuste, metti in evidenza il valore aggiunto del tuo prodotto: l’utente si troverà da solo nel tuo negozio e l’unica “commessa” disponibile è la tua grafica, i contenuti e l’usabilità. Con le foto ed i video puoi creare coinvolgimento e link inglobati per catturare subito i clienti.

Non dimenticare: se avrai fatto un buon lavoro, fallo condividere!

Sì, ho detto “condividi” e non “vendi!”

E’ ovvio che le vendite on line sono il tuo obiettivo finale, ma la condivisione è il segreto dell’e-commerce!

Devi motivare la condivisione e devi far condividere i tuoi contenuti e i tuoi prodotti: non hai imparato niente dal più grande e-commerce del mondo?

La condivisione è importante perché aumenta il traffico mirato e di conseguenza la potenziale vendita: lo sai che un acquirente proveniente da un collegamento Social spende di media 8,2% in più rispetto a chi arriva da un motore di ricerca? Hai mai fatto una ricerca su quanto i Social influiscono sulle vendite? Non ti sembra una cosa interessante?

Quindi: come si fa ad aumentare la potenzialità del tuo e-commerce?

Oltre al bellissimo contenuto che stai creando devi incoraggiare la condivisione dei contenuti su ogni pagina, ed il modo migliore per poter fare questo è incentivare i visitatori. AdShoppers e Woobox sono applicazioni che ti permettono di fare proprio questo: offri ad esempio uno sconto per ogni condivisione, oppure un cadeau. E’ un’immensa opportunità per te ed una ghiotta occasione per il tuo potenziale cliente.

Ora che abbiamo realizzato la struttura, i contenuti, ed abbiamo trovato il miglior modo per far condividere la tua pagina, occupiamoci della parte più divertente. Mi riferisco ad idee nuove ed eccitanti: parla della tua città, inserisci dei video, e promuovi dal vivo i tuoi prodotti. Hai già visto Periscope e Meerkat? Hai già sentito parlare Cinzia Di Martino quando riferisce della prossima mossa di Google ed alla piattaforma già funzionante negli States riguardo la promozione local del brand?

Ed ancora:

Utilizza SnapChat per sviluppare azioni temporanee, eccitanti de uniche che poi si autodistruggeranno! Non è fiko??!!

Sai che con Snapcash puoi effettuare un pagamento via chat?

E che ne dici di dare il tuo profilo Social per un giorno ad un Top Spender mentre utilizza il tuo prodotto? Hai una vaga idea di quanto sia virilizzante una cosa del genere?

Sei d’accordo con me che anche solo le ultime cinque righe di questo articolo potrei farle pagare come consulenza di webmarketing e non sarebbero MAI state pianificate da uno stagista o da un “junior”?

Twitter lo fa meglio!

Twitter sembra avere un grande vantaggio rispetto a Google e Facebook in termini di ROI per gli inserzionisti. E’ forse per questo motivo che gli investimenti sono maggiori?

A novembre Twitter aveva appena 60.000 inserzionisti: una quisquilia rispetto a Google con 4 milioni di advertiser e di Facebook che ne vanta circa 2 milioni.

Il mercato di Twitter sta crescendo ma non è ancora ai livelli dei due concorrenti essendo arrivato “ultimo” in questo grande oceano. Questo fatto, però, non incide molto sul successo che sta riscontrando Twitter a favore delle proprie campagne sponsorizzate rivolte ai propri inserzionisti. L’uccellino si sta muovendo molto bene e sta spingendo in mondo incisivo la sua presenza come alternativa pubblicitaria, grazie anche a molti webinar che sta organizzando per farsi conoscere.

Io stesso ho già assistito ad un paio di webinar in cui vengono spiegati molto bene alcuni passaggi su come costruire tutti gli aspetti delle campagne sul social azzurro. Webinar che catturano l’interesse di parecchi utenti dediti al webmarketing e di aziende che cercano spazi alternativi per diffondere il loro messaggio (anche perché quest’ultime fanno molta fatica a capire il meccanismo legato al mondo Social Network e rimangono ancorate su vecchi schemi del “pushing” tipico dei mass media).

A Twitter va riconosciuto un grande vantaggio: mantiene un ROI molto più altro rispetto ai giganti della pubblicità. Il suo rendimento infatti supera di gran lunga quello dei due colossi a parità di investimento.

Sulla base dei dati di Macqurie il fatturato medio di Twitter per inserzionista relativo allo scorso anno era pari a 21mila dollari, circa tre volte superiore a quello di Facebook (7mila) e più alto anche rispetto a Google (16mila). Sempre secondo Macqurie Twitter risulta essere così efficace perché si concentra sugli investimenti delle grandi aziende, in controtendenza rispetto agli altri che spaziano su opportunità anche per le piccole imprese.

investimento pubblicitario medio su Google, Facebook, Twitter

Foto di Business Insider

Non so se lo avete notato ma le campagne di Twitter, infatti, hanno dei prezzi di entrata molto alti e sono sicuro che distraggono molti degli investimenti di chi può permettersi solo cifre contenute. Di contro, se il ROI è maggiore, sarebbe forse il caso di fare un’analisi di quanto possa essere utile spostare dei capitali di investimento su questa piattaforma.

Personalmente non ho fatto grandi esperimenti sulle campagne Twitter ma sono propenso a provare più in profondità l’effettiva risposta e nel prossimo periodo mi prometto che lo farò.

Al momento ho ricevuto i ringraziamenti di Zacky e di Larry. Cercherò di conquistarmi anche quelli di Dick 🙂

[fonte dati: Business Insider]

Sai raccontare la tua storia?

Sai raccontare la tua storia?

Ognuno di noi ha una storia da raccontare ma non tutti hanno il tempo di leggerla: giusto?

Per questo motivo le Marche e le aziende dovranno diventare sempre più abili a trasformare la loro storia in piccoli racconti, da 140 caratteri o da 15 secondi di spot, o da un post, o un aggiornamento.

Ma il racconto breve potrebbe non esaudire la richiesta di risposta che l’utente si aspetta, così sarà necessario saper distinguere come , quando e quanto comunicare; se anche questa sfaccettatura non viene recepita, utilizzando solo quel tipo di format concentrato, la potenzialità del messaggio (e la vendita del proprio Brand) potrebbe avere vita dura e breve.

Per poter padroneggiare la forma di narrazione, è necessario conoscere molto bene la storia del brand, conoscendone la sua lunga storia il meglio possibile. Non è possibile, infatti, modificare ciò che non si conosce o non si ha.

Sarà inoltre necessario saper analizzare sia la durata che la pertinenza del luogo di diffusione con la massima precisione; la capacità di distillare e diffondere l’interesse mescolando forme di comunicazione brevi ad alcune più lunghe con forme di espressione più ricche. Questo probabilmente farà la differenza tra chi saprà volare e chi, senza speranza, dovrà rimanere a guardare.

Top investor - Money - Denaro

Quanto ripaga il Webmarketing?

Amazon spende una fortuna su Google AdWords.

Come tutti sappiamo, Google AdWords è la principale fonte di guadagno di Google; ma Google AdWords è anche il modo più veloce e importante di avere visibilità per le imprese dei loro prodotti.
Le aziende pagano ogni anno milioni di dollari a Google, per avere un posizionamento qualitativo all’interno del motore di ricerca più famoso al mondo. Nessuna azienda, però, spende tanto quanto Amazon anche se, secondo quanto riferito, il suo budget è sceso a 157,7 milioni di dollari per gli annunci di ricerca solo negli Stati Uniti.

Secondo una nuova classifica Amazon ha speso più del doppio rispetto al suo “inquilino” più vicino: Priceline Group (come si può vedere dal grafico di Statista). Priceline, per chi non lo sa, possiede diverse proprietà legate al business dei viaggi come la vendita di biglietti aerei e soggiorni in Hotel.

Top-spender Google Adwords

 

La spesa di Amazon può sembrare una follia, siete d’accordo?

Come si fa a spendere una cifra simile?  Su Google??!

Eppure…. questi sforzi immani fatti solamente per essere sempre “davanti” rispetto ai concorrenti, hanno generato circa 750 milioni di dollari di ricavi lo scorso anno e si prevede che possano arrivare a 1 miliardo di dollari entro quest’anno.

Il mio pensiero allora corre immediatamente a fare una constatazione: il “plus” sta modalità con cui questi grandi colossi si presentano agli utenti attraverso la pubblicità su Google o simili.

Questi top spender confermano che la pubblicità on line è ancora oggi un veicolo che produce reddito in rapporto all’investimento effettuato: resta da stabilire ad ogni modo la corretta strategia, il corretto budget di investimento, la modalità con cui ci si presenta al pubblico, ed i contenuti da divulgare. E’ il webmarketing che fa la differenza, in poche parole.

Non sono cose di poco conto, non credete anche voi?

Alibaba è… è più forte di E-Bay

Alibaba è più avanti di E-bay!

In Cina il boom degli e-commerce è un affare enorme ed Alibaba ne è la sua immagine. La sua valutazione è di 200 miliardi di dollari: più di Facebook (150 Mld $) e più di Amazon (137 Mld $)

La Società dovrebbe pubblicare i suoi dati ufficiali tra meno di un mese.

Sulla base dei dati tracciati da Business Insider, Alibaba nello scorso anno ha registrato il 76% delle vendite di tutti i telefoni di telefonia mobile della Cina; ognuno poi dei 230 milioni di utenti attivi ha fatto circa 49 acquisti di media.

Alibaba and E-Bay, Webmarketingitaliano

Ed ecco la chicca:

il valore di tutte le merci vendute sui siti di Alibaba è stato circa 4 volte superiore a quelle di Ebay, e come mostra il grafico, un terzo di quegli acquisti è avvenuto su dispositivi mobili. Se pensiamo che solo il 27% degli acquisti del Nord America (dati Nielsen)  avviene su telefonia mobile, lascio a voi le dovute conclusioni. Il 6% di differenza per il 4 volte di valore superiore fa un numero da mettere i brividi, non credete?

In definitiva, Alibaba ha un’impressionante crescita di presenza mobile che continuerà a crescere nel futuro e che sarà di buon auspicio per la sua imminente IPO.

Il mercato Orientale è di sicuro un’area appetibile per le industrie che si affacciano nell’e-commerce, ma molte di loro non sono ancora preparate a gestire la vendita attraverso la piattaforma Mobile. Questa è la mia opinione analizzando molti siti di e-commerce che mi capita di analizzare o di seguire.

Spero che a voi vada meglio, ma non ne sono  molto sicuro…

Sentinel, Webmarketingitaliano, webmarketing

Online – Offline – Inline ?

Se non sono davanti al mio fedele Mac, il mio lavoro mi porta a controllare il cellulare ogni 5 minuti, tanti sono gli alert che arrivano, sia per un sms che per una mail.

Mi sono chiesto: “ma gli altri, sono sempre collegati come me?” – Cioè, mi chiedo, è un problema solo mio, o sono tutti così per un motivo o per un altro?

Allora ho cercato in Rete qualche informazione ed ho trovato dei risultati interessanti. La nostra vita sta lentamente ma radicalmente e pericolosamente cambiando. Vi espongo il mio pensiero.

La statistica riguarda gli Stati Uniti ma credo che da noi, riferendomi alle persone che usufruiscono di un collegamento internet attraverso Tablet, smartphone o computer, credo che la cosa sia pressoché simile se non addirittura superiore. In pratica non ci scolleghiamo mai.

Online, Offline, Inline, Webmarketing

Le persone non sono più “off line” oppure “online” ma sono sempre di più “in line“, termine che utilizzo personalmente già da qualche anno svolgendo da tempo il lavoro che più mi piace.

Si fa sempre più fatica a staccare la spina dal collegamento con la Rete, le applicazioni che vengono utilizzate quotidianamente sono davvero tantissime: da what’s up a Facebook passando da Twitter, Blog e Mail, sorvolando Pinterest Instagram e Tumblr, ma solo per citarne alcune; per questo motivo, o di qua o di là, il nostro account (noi) è sempre collegato. Capisci bene che per un webmarkettaro non esiste un orario di lavoro definito ma in base al contenuto digitale che deve condividere sulle varie piattaforme utilizzerà un  orario di lavoro che pragmaticamente significa “sempre”. Un webmarkettaro non stacca praticamente mai. Nemmeno in vacanza. Diffidate da chi vi lascia a piedi 10 o 15 gg, anche se di Agosto o Dicembre. Può “alleggerire” la presa oppure la può incentivare a seconda dell’argomento e del target ma non può assolutamente staccare la spina. A meno che non passi la palla ad un cambio guardia, un sostituto temporaneo (nooo, non ce la farà mai…).

Scrivevo sopra che la vita di ognuno di noi sta cambiando, accettando o soccombendo al dictat digitale. Sono davvero poche le persone che non ne sono coinvolte. Questo porta ad un radicale e pericoloso cambiamento delle nostre abitudini. Si vedono sempre più bambini utilizzare con facilità gli strumenti digitali, anche se non hanno la benché minima capacità di analizzare e separare la realtà dal virtuale. Crescendo troppo presto con il digitale diventeranno digitali nel cervello, nel senso che non sapranno essere indipendenti ed autosufficienti ragionando e vivendo in esperienza e manualità che significa intelligenza, che è molto diverso dalla logica del digitale.

Mi spiego meglio.

Chi di noi non utilizza un navigatore?

Ed ancora:

…ma chi di noi è in grado di saper leggere e utilizzare una cartina topografica (sai cos’è vero?)

Chiara la metafora?

Va benissimo saper utilizzare la tecnologia per facilitare la nostra vita, ma non va bene affidare la nostra vita alla tecnologia. (caspita mi è uscita bella questa frase!)

Purtroppo è quello che sta accadendo nella maggior parte dei casi. La gente inconsapevolmente utilizza i mezzi , gratificandosi per ciò che ottiene, ma non sapendo a quale prezzo. Ho letto qualche giorno fa di un esperimento fatto da Wired in cui decise di mettere il “mi piace” su qualsiasi cosa capitasse a tiro sulla sua bacheca di Facebook. Ebbene, Facebook si mise piano piano a mostrare tutto quello che più piaceva a Wired, togliendo tutto quello che non era di suo interesse. Lo fece ad esempio anche sui gusti politici e ideologici, creando un’area esclusiva cancellando tutto quello che era contrario alle proprie idee. Sai cosa significa?

Significa eliminare la possibilità di confronto, eliminare il dialogo e di conseguenza la crescita. Significa che hai inconsapevolmente messo nelle mani di un algoritmo la tua esistenza. Questo significa. Credi che la maggior parte delle persone sia cosciente di quanto accade?

Sono felicissimo che Google o chi per esso mi dia infinite possibilità di agevolarmi, ma sono ben cosciente che non sempre lo fa per il mio bene; lo fa per agevolarmi e per togliermi il pensiero: ecco, io non voglio che mi tolga il pensiero ma voglio che il mio pensiero arrivi a Google.

Cosa c’entra con il web marketing?

C’entra eccome!

Siamo dei professionisti, dobbiamo essere consapevoli di ciò che stiamo cercando, costruendo, organizzando, condividendo.

Qualsiasi cosa tu cerchi ti darà come risposta un risultato di un algoritmo che sarà condizionato da ciò che avrai fatto fino a quel momento. Chiediti sempre tante cose, prima di accettare una qualsiasi risposta digitale.

Qualsiasi cosa tu metta in Rete lo fai con la responsabilità di chi poco o tanto possiede un grande bacino di utenza e risonanza. Sii consapevole di questo.

Sii il faro per chi si affida alla tua professionalità: vestiti pure di digitale ma rimani vivo e divino nell’anima.

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